Giornata FAI di Primavera (23-24 Marzo) per far conoscere e riscoprire l’Italia

Nella convinzione che investire in cultura significhi non solo salvare il nostro passato e la nostra identità, ma anche produrre ricchezza con ricadute positive per l’occupazione e sul reddito.
Sito di riferimento a livello nazionale
Sito di riferimento a livello regionale

L’Italia possiede ricchezze inesauribili: la cultura, l’arte e il paesaggio.
Solo considerando i siti Unesco censiti in Italia, emerge che il nostro Paese detiene il più alto numero di siti al mondo, risultando il più visitato. Infatti su 936 siti presenti in 153 paesi, ben 47 sono in Italia. Se consideriamo il patrimonio non censito, opere d’arte, musei, monumenti, luoghi naturali, borghi e patrimonio enogastronomico è facile capire come si sia diffusa l’idea che l’Italia detenga il 70% del patrimonio culturale mondiale. A fronte di ciò, queste ricchezze appaiono poco e mal utilizzate. Per capire l’anomalia della gestione del nostro patrimonio è utile considerare che ad es. l’Accademia delle Belle Arti di Venezia abbia piani chiusi al pubblico per mancanza di personale e crepe sui muri e si paghi 10 euro per il Colosseo a dispetto di 20 euro della London Eye di Londra. A ciò si aggiunge la quasi totale assenza di attrattive collaterali. Il patrimonio culturale presenta un’enorme potenzialità economica, turistica e occupazionale. Si potrebbero attuare alcuni interventi tra cui: –       Accesso al mondo della cultura/turismo ai giovani. Occorrono nuovi concorsi e il varo di una nuova generazione che sappia coniugare cultura della conservazione con gestione economica, tutela dei beni con loro messa a reddito, dando nuova vitalità a un’attività percepita solo come interdittoria.
–       Investimento sul turismo mettendo a sistema le attrazioni e collegandole con chi offre ospitalità, ristorazione, servizi di guida, piuttosto che con l’agroalimentare, rendendo accessibile la rete e non il singolo monumento.
–       Restauro/valorizzazione del pubblico con il privato.
–       Finanziamento dei Beni culturali con i Beni culturali. Attualmente tutti gli introiti (dagli ingressi ai diritti di copyright sulle immagini del nostro patrimonio) vengono versati al Ministero delle Finanze e solo in minima parte riutilizzati per la cultura
–       Valorizzazione dell’esistente invisibile. Tutti i musei italiani hanno depositi ricchissimi di materiali storici e artistici. E’ mancata finora la volontà di valorizzare questo giacimento.

Siamo in una situazione di paralisi e sotto “tagli”. Nuove idee e valorizzare il passato per il futuro può essere una nuova via da seguire e perseguire.

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