Piano Paesaggistico Regionale: partecipazione

“L’elaborazione di un Piano Paesaggistico comporta una fotografia del presente della trama territoriale regionale e soprattutto va a prefigurare il futuro relativamente alle dinamiche della conservazione, valorizzazione e trasformazione dei caratteri dei paesaggi che contraddistinguono il contesto del Friuli Venezia Giulia.
Per questo risulta di fondamentale importanza sensibilizzare e avvicinare le comunità locali ai processi di disegno e ridisegno del profilo paesaggistico”
(da I quaderni del piano paesaggistico regionale del Friuli Venezia Giulia, 01, p 70)

Saranno tre i prossimi appuntamenti organizzati nel nostro Comune, di seguito il programma:

IL PAESAGGIO LOCALE: VALORI E CRITICITA’
Giovedì 7 settembre 2016 ore 17:00 Sacile, Palazzo Ragazzoni

IL PAESAGGIO FUTURO: OPPORTUNITA’ E RISCHI
Giovedì 15 settembre 2016 ore 17:00 Sacile, Palazzo Ragazzoni

SINTESI E CONCLUSIONI:
Giovedì 22 settembre 2016 ore 17:00 Sacile, Palazzo Ragazzoni

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Carta della Partecipazione

Foto testoDal Sito dell’INU – Istituto Nazionale di Urbanistica – 09/12/2014

Una carta – decalogo che definisce i principi base che, se applicati, possono assicurare un processo partecipativo dei cittadini che sia di qualità, nell’ambito delle decisioni degli enti pubblici e privati.
Il documento è stato sottoscritto dall’Istituto Nazionale di Urbanistica (attraverso la sua commissione “Governance e diritti dei cittadini”), dall’Associazione italiana per la Partecipazione Pubblica (Aip2) – sezione italiana dell’International Association for Public Participation (IAP2), dall’International Association of Facilitators (Iaf), da Italia Nostra, da Cittadinanzattiva e da Città civili onlus.

 

CARTA DELLA PARTECIPAZIONE

PREMESSA
La partecipazione del cittadino alla vita democratica è un principio che discende direttamente dal diritto di sovranità popolare e dal diritto di cittadinanza, riaffermati dalla normativa europea (Libro bianco della Governance, Convenzione di Aarhus, Carta europea dei diritti dell’uomo nella città, ecc.), dalla Costituzione Italiana (in particolare art. 118 ultimo comma) e da diversi statuti e leggi regionali.
Perché un percorso partecipativo produca buoni frutti è importante che i promotori e la comunità di riferimento siano sensibilizzati alla cultura della partecipazione e siano affiancati da esperti competenti, che sappiano padroneggiare non solo il repertorio delle tecniche ma anche la complessità delle dinamiche e dei ruoli e il monitoraggio del processo nella sua interezza. È altresì indispensabile che gli esiti dei processi partecipativi siano riconosciuti dalle istituzioni competenti come parti integranti dei procedimenti di formazione delle scelte pubbliche e siano tradotti in provvedimenti normativi e amministrativi o in pratiche di cittadinanza attiva condivise.
Partendo da queste premesse, le principali associazioni italiane (in unione di intenti con associazioni internazionali) che da diversi anni promuovono in tutte le regioni percorsi strutturati e informati di coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche, ritengono opportuno condividere e adottare la presente “carta”, che definisce i principi base che, se tutti presenti, possono assicurare un processo partecipativo di qualità.
La Carta della Partecipazione, in modalità open source e periodicamente aggiornata, ha lo scopo di accrescere la cultura della partecipazione e sviluppare linguaggi e valori comuni. Chi adotta questa Carta si impegna a rispettarne i principi e a diffonderla presso tutti coloro che desiderano avviare processi partecipativi o iniziative di partecipazione civica: cittadini e loro rappresentanti; esponenti del mondo della scuola e della ricerca; funzionari e rappresentanti delle amministrazioni pubbliche; consulenti e professionisti che operano nel settore; esponenti di organizzazioni. Si impegna altresì a praticare con coerenza i principi della presente Carta anche per risolvere, qualora si presentassero, criticità e conflitti all’interno della propria organizzazione o nei confronti di altri soggetti.
I promotori si impegnano a favorire la creazione di una Rete della Partecipazione in Italia, tra soggetti operativi in ambito locale e nazionale, anche tramite lo scambio di informazioni e la realizzazione di buone pratiche.

PRINCIPI
1. Principio di cooperazione. Un processo partecipativo coinvolge positivamente le attività di singoli, gruppi e istituzioni (pubblico e privato), verso il bene comune, promuovendo la cooperazione fra le parti, favorendo un senso condiviso e generando una pluralità di valori e di capitale sociale per tutti membri della società.
2. Principio di fiducia. Un processo partecipativo crea relazioni eque e sincere tra i partecipanti promuovendo un clima di fiducia, di rispetto degli impegni presi e delle regole condivise con i facilitatori, i partecipanti e i decisori. Per mantenere la fiducia è importante che gli esiti del processo partecipativo siano utilizzati.
3. Principio di informazione. Un processo partecipativo mette a disposizione di tutti i partecipanti, in forma semplice, trasparente, comprensibile e accessibile con facilità, ogni informazione rilevante ai fini della comprensione e valutazione della questione in oggetto. La comunità interessata viene tempestivamente informata del processo, dei suoi obiettivi e degli esiti via via ottenuti.
4. Principio di inclusione. Un processo partecipativo si basa sull’ascolto attivo e pone attenzione all’inclusione di qualsiasi individuo, singolo o in gruppo che abbia un interesse all’esito del processo decisionale al di là degli stati sociali, di istruzione, di genere, di età e di salute. Un processo partecipativo supera il coinvolgimento dei soli stakehoders e rispetta la cultura, i diritti, l’autonomia e la dignità dei partecipanti.
5. Principio di efficacia. Le opinioni e i saperi dei cittadini migliorano la qualità delle scelte pubbliche, coinvolgendo i partecipanti nell’analisi delle problematiche, nella soluzione di problemi, nell’assunzione di decisioni e nella loro realizzazione. Attivare percorsi di partecipazione su questioni irrilevanti è irrispettoso e controproducente.
6. Principio di interazione costruttiva. Un processo partecipativo non si riduce a una sommatoria di opinioni personali o al conteggio di singole preferenze, ma fa invece uso di metodologie che promuovono e facilitano il dialogo, al fine di individuare scelte condivise o costruire progetti e accordi, con tempi e modalità adeguate.
7. Principio di equità. Chi progetta, organizza e gestisce un processo o un evento partecipativo si mantiene neutrale rispetto al merito delle questioni e assicura la valorizzazione di tutte le opinioni, comprese quelle minoritarie, evidenziando gli interessi e gli impatti in gioco.
8. Principio di armonia (o riconciliazione). Un processo partecipativo mette in campo attività e strategie tese a raggiungere un accordo sul processo e sui suoi contenuti, evitando di polarizzare le posizioni o incrementare e sfruttare divisioni all’interno di una comunità.
9. Principio del render conto. Un processo partecipativo in ogni fase rende pubblici i suoi risultati e argomenta pubblicamente con trasparenza le scelte di accoglimento o non accoglimento delle proposte emerse, favorendo la presa di decisioni e riconoscendo il valore aggiunto della partecipazione.
10. Principio di valutazione
I processi partecipativi devono essere valutati con adeguate metodologie, coinvolgendo anche i partecipanti e gli altri attori interessati. I risultati devono essere resi pubblici e comprensibili.

Zone 30 km/h: attivasacile.it

L’Amministrazione Comunale ha nei suoi programmi i temi della mobilità dolce, della città a 30 Km/h, non c’è solamente Sps (Sacile partecipata sostenibile). Noi a differenza loro non abbiamo solo parlato, esposto idee progettuali e basta, ma abbiamo anche concretamente portato avanti azioni, grazie al contributo del gruppo di attivasacile.it,che si sono poi tramutate in fatti concreti.

L’approvazione del Piano del Traffico e la realizzazione dei primi interventi, come ad esempio quello a nord di viale Trieste, sono le risposte concrete all’esigenza di avere una città dove pedone e ciclista convivano con più sicurezza assiemealle automobili. Altre sono le cose realizzate, come la pista ciclabile e i marciapiedi in via Curiel, la realizzazione di attraversamenti pedonali protetti, la pista ciclabile di Ronche, la pista ciclo-pedonale che collega via Ponte Lacchin con via Silvio Pellico e la pista ciclabile che nei prossimi giorni prenderà il via, che da Villorba, costeggiando la SS13 e attraversando parte del centro città, arriverà sino in via Bertolissi a Topaligo. Questi sono fatti concreti che stanno a significare che questa Amministrazione Comunale e anchela lista civica di attivasacile.it-fare, cui appartengo, siamo sensibili a questi temi e che in questi anni di governo della città si è saputo essere propositivi e di spingere affinchè venissero messe in atto azioni rivolte proprio in questa direzione.

La mobilità sostenibile rappresenta anche una delle tematiche che è stata affrontata all’interno della Rete Cittasane, assieme al tema dell’accessibilità, due argomenti che certamente impegneranno la prossima amministrazione per cambiare il volto della città, che dovrà essere più a misura d’uomo, più vivibile, una città per tutti. Nei punti del programma elettorale che la lista ha condiviso con il resto della coalizione, abbiamo messo in evidenza proprio questi argomenti e il tema della mobilità e sostenibilità viene definito come punto di partenza dall’attuazione del Piano del Traffico, per favorire gli interventi possibili per una mobilità dolce e sostenibile nelle aree centrali della città, ma anche nei collegamenti con le frazioni, individuando percorsi sicuri per pedoni e ciclisti, introducendo nelle aree residenziali zone a 30 Km/h.  È chiaro che ci vogliono anche le risorse economiche per vedere realizzato tutto questo, ma è anche altrettanto chiaro che noi di attivasacile.it-fare, ci faremo carico affinchè questi punti siano alla base di un programma di riqualificazione della città anche per la prossima legislatura e che in questi ultimi cinque anni, l’Amministrazione Ceraolo ha saputo mettere in atto.