Piano Paesaggistico Regionale: partecipazione

“L’elaborazione di un Piano Paesaggistico comporta una fotografia del presente della trama territoriale regionale e soprattutto va a prefigurare il futuro relativamente alle dinamiche della conservazione, valorizzazione e trasformazione dei caratteri dei paesaggi che contraddistinguono il contesto del Friuli Venezia Giulia.
Per questo risulta di fondamentale importanza sensibilizzare e avvicinare le comunità locali ai processi di disegno e ridisegno del profilo paesaggistico”
(da I quaderni del piano paesaggistico regionale del Friuli Venezia Giulia, 01, p 70)

Saranno tre i prossimi appuntamenti organizzati nel nostro Comune, di seguito il programma:

IL PAESAGGIO LOCALE: VALORI E CRITICITA’
Giovedì 7 settembre 2016 ore 17:00 Sacile, Palazzo Ragazzoni

IL PAESAGGIO FUTURO: OPPORTUNITA’ E RISCHI
Giovedì 15 settembre 2016 ore 17:00 Sacile, Palazzo Ragazzoni

SINTESI E CONCLUSIONI:
Giovedì 22 settembre 2016 ore 17:00 Sacile, Palazzo Ragazzoni

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Friuli, contributi ai privati per il recupero degli edifici

Dal sito www.edilportale.com

http://www.casa-isabella.com/download/Foto_Ristrutturazione/P8030012.jpgContributi a favore di interventi di recupero, riqualificazione o riuso del patrimonio immobiliare privato in stato di abbandono o sottoutilizzato.

Questo il punto fondamentale contenuto nel Regolamento per interventi di recupero del Friuli Venezia Giulia che la Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Edilizia Mariagrazia Santoro, ha approvato di recente.

Secondo il Regolamento si potranno finanziare gli interventi di ristrutturazione edilizia, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo volti al recupero, riqualificazione e riuso del patrimonio immobiliare privato, all’interno delle zone classificate “A” e “B0″ o su singoli edifici a queste equiparati.

Possono accedere al contributo sia le persone fisiche sia i soggetti privati diversi dalle persone fisiche titolari del diritto di proprietà sui beni immobili che rientrano tra quelli definiti in stato di abbandono o in sottoutilizzo.

Il Regolamento definisce gli edifici in stato di abbandono come “immobili, con qualunque destinazione d’uso, non utilizzati alla data di entrata in vigore della legge regionale 15/2014 e in possesso del certificato di inagibilità”.

Gli edifici in stato di sottoutilizzo sono quegli “immobili con destinazione residenziale che, alla medesima data, risultano non occupati o occupati da un numero di soggetti minore al 30 per cento rispetto a quello massimo insediabile in base ai parametri di legge”.

Sono esclusi dal finanziamento gli interventi su edifici, che pur essendo abbandonati, ricadono in aree ad alta pericolosità idraulica e idrogeologica.

Per richiedere il contributo bisognerà seguire le modalità del bando specifico e rientrare nella graduatoria, stilata secondo diversi criteri premiali quali l’incremento della classe energetica dell’edificio, l’aumento della sicurezza sismica, la destinazione di prima casa dell’immobile su cui si prevede l’intervento o la realizzazione di alloggi di edilizia convenzionata e il numero di alloggi da realizzare.

Per gli interventi attuati da persone fisiche il contributo è pari al 50% della spesa e, per gli interventi che prevedono la realizzazione di alloggi residenziali, non può superare l’importo di 40.000,00 euro per alloggio.

Anche per gli interventi attuati da soggetti privati diversi dalle persone fisiche il contributo è pari al 50 per cento della spesa, ma per la realizzazione di alloggi residenziali, il contributo non può superare i 30.000 euro per alloggio.

Le risorse disponibili saranno destinate per il 40% alle domande presentate da persone fisiche, e per il 60% alle domande presentate da soggetti privati diversi dalle persone fisiche.

Commentando l’approvazione del Regolamento la Santoro ha affermato: “Con questo provvedimento diamo concretezza al principio del consumo zero di territorio, incentivando gli interventi di recupero del patrimonio esistente, per i quali abbiamo già messo 3 milioni di euro nell’assestamento di Bilancio e altri 10 sono previsti nella Finanziaria 2015 in fase di approvazione”.

“Il Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto Santoro – sarà un esempio nazionale di riconversione delle Politiche della casa, capace di invertire la rotta sul consumo del territorio e fare del contenimento del consumo di suolo la leva per un rinnovato sviluppo dell’economia del settore edile”.

“Con questa politica – ha concluso Santoro – promuoviamo la valorizzazione e la razionalizzazione del territorio regionale, migliorando le condizioni di vivibilità dei centri abitati con beneficio anche per l’economia produttiva, commerciale e turistica”.

Carta della Partecipazione

Foto testoDal Sito dell’INU – Istituto Nazionale di Urbanistica – 09/12/2014

Una carta – decalogo che definisce i principi base che, se applicati, possono assicurare un processo partecipativo dei cittadini che sia di qualità, nell’ambito delle decisioni degli enti pubblici e privati.
Il documento è stato sottoscritto dall’Istituto Nazionale di Urbanistica (attraverso la sua commissione “Governance e diritti dei cittadini”), dall’Associazione italiana per la Partecipazione Pubblica (Aip2) – sezione italiana dell’International Association for Public Participation (IAP2), dall’International Association of Facilitators (Iaf), da Italia Nostra, da Cittadinanzattiva e da Città civili onlus.

 

CARTA DELLA PARTECIPAZIONE

PREMESSA
La partecipazione del cittadino alla vita democratica è un principio che discende direttamente dal diritto di sovranità popolare e dal diritto di cittadinanza, riaffermati dalla normativa europea (Libro bianco della Governance, Convenzione di Aarhus, Carta europea dei diritti dell’uomo nella città, ecc.), dalla Costituzione Italiana (in particolare art. 118 ultimo comma) e da diversi statuti e leggi regionali.
Perché un percorso partecipativo produca buoni frutti è importante che i promotori e la comunità di riferimento siano sensibilizzati alla cultura della partecipazione e siano affiancati da esperti competenti, che sappiano padroneggiare non solo il repertorio delle tecniche ma anche la complessità delle dinamiche e dei ruoli e il monitoraggio del processo nella sua interezza. È altresì indispensabile che gli esiti dei processi partecipativi siano riconosciuti dalle istituzioni competenti come parti integranti dei procedimenti di formazione delle scelte pubbliche e siano tradotti in provvedimenti normativi e amministrativi o in pratiche di cittadinanza attiva condivise.
Partendo da queste premesse, le principali associazioni italiane (in unione di intenti con associazioni internazionali) che da diversi anni promuovono in tutte le regioni percorsi strutturati e informati di coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche, ritengono opportuno condividere e adottare la presente “carta”, che definisce i principi base che, se tutti presenti, possono assicurare un processo partecipativo di qualità.
La Carta della Partecipazione, in modalità open source e periodicamente aggiornata, ha lo scopo di accrescere la cultura della partecipazione e sviluppare linguaggi e valori comuni. Chi adotta questa Carta si impegna a rispettarne i principi e a diffonderla presso tutti coloro che desiderano avviare processi partecipativi o iniziative di partecipazione civica: cittadini e loro rappresentanti; esponenti del mondo della scuola e della ricerca; funzionari e rappresentanti delle amministrazioni pubbliche; consulenti e professionisti che operano nel settore; esponenti di organizzazioni. Si impegna altresì a praticare con coerenza i principi della presente Carta anche per risolvere, qualora si presentassero, criticità e conflitti all’interno della propria organizzazione o nei confronti di altri soggetti.
I promotori si impegnano a favorire la creazione di una Rete della Partecipazione in Italia, tra soggetti operativi in ambito locale e nazionale, anche tramite lo scambio di informazioni e la realizzazione di buone pratiche.

PRINCIPI
1. Principio di cooperazione. Un processo partecipativo coinvolge positivamente le attività di singoli, gruppi e istituzioni (pubblico e privato), verso il bene comune, promuovendo la cooperazione fra le parti, favorendo un senso condiviso e generando una pluralità di valori e di capitale sociale per tutti membri della società.
2. Principio di fiducia. Un processo partecipativo crea relazioni eque e sincere tra i partecipanti promuovendo un clima di fiducia, di rispetto degli impegni presi e delle regole condivise con i facilitatori, i partecipanti e i decisori. Per mantenere la fiducia è importante che gli esiti del processo partecipativo siano utilizzati.
3. Principio di informazione. Un processo partecipativo mette a disposizione di tutti i partecipanti, in forma semplice, trasparente, comprensibile e accessibile con facilità, ogni informazione rilevante ai fini della comprensione e valutazione della questione in oggetto. La comunità interessata viene tempestivamente informata del processo, dei suoi obiettivi e degli esiti via via ottenuti.
4. Principio di inclusione. Un processo partecipativo si basa sull’ascolto attivo e pone attenzione all’inclusione di qualsiasi individuo, singolo o in gruppo che abbia un interesse all’esito del processo decisionale al di là degli stati sociali, di istruzione, di genere, di età e di salute. Un processo partecipativo supera il coinvolgimento dei soli stakehoders e rispetta la cultura, i diritti, l’autonomia e la dignità dei partecipanti.
5. Principio di efficacia. Le opinioni e i saperi dei cittadini migliorano la qualità delle scelte pubbliche, coinvolgendo i partecipanti nell’analisi delle problematiche, nella soluzione di problemi, nell’assunzione di decisioni e nella loro realizzazione. Attivare percorsi di partecipazione su questioni irrilevanti è irrispettoso e controproducente.
6. Principio di interazione costruttiva. Un processo partecipativo non si riduce a una sommatoria di opinioni personali o al conteggio di singole preferenze, ma fa invece uso di metodologie che promuovono e facilitano il dialogo, al fine di individuare scelte condivise o costruire progetti e accordi, con tempi e modalità adeguate.
7. Principio di equità. Chi progetta, organizza e gestisce un processo o un evento partecipativo si mantiene neutrale rispetto al merito delle questioni e assicura la valorizzazione di tutte le opinioni, comprese quelle minoritarie, evidenziando gli interessi e gli impatti in gioco.
8. Principio di armonia (o riconciliazione). Un processo partecipativo mette in campo attività e strategie tese a raggiungere un accordo sul processo e sui suoi contenuti, evitando di polarizzare le posizioni o incrementare e sfruttare divisioni all’interno di una comunità.
9. Principio del render conto. Un processo partecipativo in ogni fase rende pubblici i suoi risultati e argomenta pubblicamente con trasparenza le scelte di accoglimento o non accoglimento delle proposte emerse, favorendo la presa di decisioni e riconoscendo il valore aggiunto della partecipazione.
10. Principio di valutazione
I processi partecipativi devono essere valutati con adeguate metodologie, coinvolgendo anche i partecipanti e gli altri attori interessati. I risultati devono essere resi pubblici e comprensibili.

1000 Cantieri per lo Sport

Dal sito www.edilportale.com

A partire dalle ore 10.00 del 24 novembre Comuni e Province potranno inoltrare le domande per ottenere mutui a tasso zero per la realizzazione o la ristrutturazione di spazi sportivi scolastici.

Le domande dovranno essere inoltrate tramite posta elettronica certificata e secondo le modalità spiegate sul sito dell’Istituto per il Credito Sportivo.

In tal modo si renderà operativa la prima fase del più ampio progetto ‘1000 Cantieri per lo Sport’il piano nato dalla collaborazione tra Presidenza del Consiglio, Associazione Nazionale Comuni Italiani, Unione delle Province d’Italia e Istituto per il credito sportivo (ICS) per incentivare la manutenzione, ristrutturazione o costruzione di impianti sportivi, prima scolastici e in un secondo momento per quelli base, attraverso un fondo di 150 milioni di euro per mutui a tasso zero.

Ciò è stato reso possibile grazie all’ICS che ha destinato, in questa prima fase, 75 milioni di euro a mutui a tasso zero per gli Enti Locali che inoltreranno la richiesta per interventi di ristrutturazione (comprendente anche adeguamento tecnologico, manutenzione straordinaria, bonifica dell’amianto, adeguamento delle normative sulla sicurezza e sull’abbattimento delle barriere architettoniche, efficientamento energetico) o realizzazione di nuovi impianti sportivi riguardanti le scuole di cui sono proprietari.

Gli Enti Locali attuatori dei “500 interventi” potranno usufruire di un massimo di 150 mila euro ad intervento e con un mutuo della durata di 15 anni. Si potrà fare richiesta anche qualora l’intervento superi i 150 mila euro; in questo caso la quota di mutuo fino ad € 150.000,00 sarà a tasso 0 mentre la parte eccedente sarà concessa ad un tasso dell’1,51% grazie ad un contributo dell’1,40% che riduce l’interesse.

I primi 500 interventi saranno ripartiti tra le Regioni in questo modo in base al numero di abitanti: Lombardia 72, Campania 64, Sicilia 51, Lazio 45, Puglia 41, Veneto 37, Emilia Romagna 34, Piemonte 30, Toscana 28, Calabria 19, Sardegna 13, Marche 12, Liguria 10, Abruzzo 10, Trentino Alto Adige 9, Friuli Venezia Giulia 8, Umbria 7, Basilicata 6, Valle d’Aosta 2 e Molise 2.

Saranno inoltre equamente distribuiti a livello regionale, sulla base di dati sulla popolazione scolastica e con un incremento del 10% per le regioni del Sud che presentano deficit di infrastrutture sportive scolastiche.

Ad ogni Regione è assegnato un plafond, costituito dall’importo massimo regionale, dai cui dipenderà il numero d’interventi finanziati e i loro relativi importi progettuali. Poiché le risorse sono assegnate, fa sapere il ICS, è importante presentare le domande il prima possibile.

Se la domanda non rientra tra quelle ammesse perché le risorse assegnate alla propria Regione sono terminate si può attendere per verificare se, a seguito di rinunce o revoche, si può ottenere l’ammissione attraverso lo slittamento della graduatoria oppure si può contrarre il mutuo al tasso dell’1,51% grazie al contributo negli interessi concesso dell’ICS.

La seconda parte dell’intervento partirà a gennaio 2015 e riguarderà interventi di realizzazione o ristrutturazione di impianti sportivi di base; potranno richiedere mutui sia gli Enti locali che soggetti privati (società ed associazioni sportive, parrocchie ed enti morali, ecc.).

Anche per questa parte sono destinati 75 milioni di euro con mutui a tasso zero per un importo massimo ad intervento di 150 mila euro da restituire in 15 anni per gli Enti locali e in 10 anni per i soggetti privati.