Tagli allo Zancanaro

http://www.stummfilm.info/festival/pordenone/zancanaro/Zancanaro_Front.JPGComplimenti alla maggioranza regionale della presidente Serracchiani e del vice presidente Bolzonello per il taglio completo dei finanziamenti regionali allo storico Teatro Zancanaro.
Dopo la “pulizia” praticata nei confronti delle associazioni private, ora finiscono sotto la scure dei tagli anche le strutture pubbliche. C’è la crisi? Ci sono meno soldi? Lo sappiamo bene, ma stavolta la foglia di fico alcune cosette le lascia scoperte. Ci chiediamo: perché il Teatro di Sacile è escluso a differenza dei Teatri di Monfalcone e di Cervignano? E’ una casualità o ci sono ragioni specifiche? Non guarderanno mica, quando decidono, il colore politico delle amministrazioni locali? Se così fosse sarebbe un grave sfregio, in particolare verso i sacilesi che li hanno votati, e che – come tutti i cittadini di Sacile, di tutte le età, sesso, credo politico e religioso – ritengono che la loro città debba mantenere la libertà e la dignità di scegliersi i propri rappresentanti, senza discriminazioni da parte di chi, tra l’altro, non usa soldi propri, con i quali può fare quel che vuole, ma soldi pubblici, di tutti i cittadini onesti che pagano le tasse. Attendiamo di conoscere le ragioni ovvero, se si è trattato di un errore, che vi si ponga rimedio. Certo che una considerazione squisitamente politica questo momento la merita davvero: se è vero – come è vero – che l’esplosione della spesa pubblica in Italia si è determinata con l’avvento delle Regioni, e visto che di federalismo non si parla più, potremmo pensare seriamente all’abolizione delle Regioni, non delle Province, dove non ci sono mai state pensioni, vitalizi o scandalosi rimborsi. Ma se tre livelli istituzionali sono troppi, meglio abolire di corsa le Province, prima di correre qualche rischio, non si sa mai. Sicilia docet.

Carlo Spagnol
Assessore alla Cultura, Scuola; Educazione, Formazione, Politiche Giovanili

Fotografia da Bruxelles

Le imprese italiane sono troppo piccole, incapaci di crescere ed innovare, troppo specializzate negli stessi settori a bassa tecnologia e in cui operano le economie emergenti (ben più competitive)“. A scriverlo, in un recente rapporto sugli squilibri macroeconomici, è la Commissione Europea.

Si tratta di una delle definizioni purtroppo più lucide del risultato di vent’anni di zero politica industriale in Italia. Vent’anni in cui si sono anche sviluppate centinaia e migliaia di imprese straordinarie, contro tutto e contro tutti (questo non dimentichiamolo, di storie ce ne sarebbero da raccontare…) – ma il sistema-Paese, preso nel suo insieme, scivolava nella “Serie B” mondiale descritta da Bruxelles.
La performance delle esportazioni italiane, prosegue il rapporto, “continua a soffrire a causa di un modello di specializzazione dei prodotti non favorevole, e della limitata capacità delle imprese di crescere” nelle proprie dimensioni.
Prosegue il rapporto: “la predominanza di micro e piccole imprese mette in luce le difficoltà delle aziende italiane di crescere e diventare attori internazionali, in ragione delle barriere istituzionali e normative, delle caratteristiche strutturali delle imprese e di un ambiente “non-business friendly”. Questi fattori limitano il flusso di investimenti stranieri diretti, impedendo all’Italia di trarne vantaggio, attraverso il trasferimento di capitali e di conoscenza, un aumento del coinvolgimento nel commercio mondiale e l’impulso per un ambiente imprenditoriale più competitivo e un management delle società più moderno“.

E si riflette, direttamente o indirettamente:

-in chiusure record delle imprese a nei primi tre mesi del 2013 (+13% rispetto al 2012);
-in buste paga ferme a Gennaio (dato Istat);
-in sei milioni di persone di fatto fuori dal mercato del lavoro, in un Paese che ne conta 60 milioni: quasi tre milioni di inattivi, insieme a due milioni e 744mila inattivi;
-e se gli indicatori dicono qualcosa, persino la Lombardia, un tempo “isola felice” e ricca d’Italia, in soli tre mesi ha perso altri 50mila impieghi. Secondo “La Repubblica”, licenziano Fnac, Darty, Carrefour, Manpower, Upim, Panasonic, Nestlè, Nokia, persino alcuni tra i più prestigiosi hotel di Milano.

Qualche rondine non fa primavera (imprenditori controcorrente che hanno investito in imprese innovative e ad elevato capitale umano). Opinioni?!

Nord Est addio?! Tutto meno che mollare …

L’inchiesta “Nord Est addio!” è stata al centro del nuovo appuntamento con “Terra!”, il settimanale firmato da Toni Capuozzo in onda lunedì 8 aprile, in seconda serata, su Retequattro.

Un titolo emblematico per raccontare la fuga dall’Italia di tanti artigiani, di piccole e medie imprese che, nel pieno della crisi economica, soffocate da pressione fiscale e costi del lavoro in continua ascesa, cercano nuove forme di sopravvivenza.

Delocalizzazione e internazionalizzazione: due realtà dello stesso fenomeno, che “Terra!” affronta con servizi curati da Sandro Provvisionato, Anna Migotto, Sabina Fedeli e Lorena Bari.

In particolare “Terra!” ha seguito l’avventura di quanti, incoraggiati da condizioni particolarmente favorevoli, sono approdati in Karinzia scoprendo, però, che non sempre quanto promesso trova riscontro nella realtà.

Ecco il video della puntata:

http://www.video.mediaset.it/video/terra/full/382837/nordest-addio—8-aprile.html

“Un’ecatombe” – 228 imprese chiuse

  Da PordenoneOggi.it di Sabato 06 Aprile 2013

PORDENONE – Al grido di “Aiutiamoci … prima che l’impresa finisca“, alcune centinaia di persone hanno riempito piazza XX Settembre per la manifestazione di protesta promossa da Ascom Confcommercio Pordenone.
Un grido d’aiuto e di allarme in una serata che ha visto presenti vari commercianti anche da Portogruaro, Vittorio Veneto, Venezia e Padova, e la sostanziale assenza della classe politica, fatta eccezione per qualche, sporadica, presenza.

Sul banco degli imputati, è stata proprio la “cattiva” politica, “capace di far raggiungere - ha precisato la vicepresidente dell’Ascom, Giovanna Santin, presente con il direttore Massimo Giordano (il presidente Alberto Marchiori era impegnato a Milano) - una pressione totale vicina al 70 per cento, triste primato che ci pone al vertice mondiale”.
“Dall’inizio del 2013 – ha aggiunto Santin - ad oggi hanno chiuso nel terziario 228 imprese nella nostra provincia. In Friuli Venezia Giulia sono 818 mentre in Italia sono 40.762 in due soli mesi. Nel 2012 sono state 622 le chiusure in provincia, 2.328 in Friuli Venezia Giulia e 136.012 in Italia. Dalle nostre proiezioni possiamo dedurre quindi che se continua questo trend a fine dicembre dovremo contare 1.368 aziende che avranno chiuso i battenti solo nella provincia di Pordenone, 4.908 in Regione e quasi 250.000 in Italia. Una vera ecatombe che lascerà a casa, senza un reddito e un lavoro, un numero spropositato di persone (secondo il nostro centro studi 1 milione circa di nuovi disoccupati)”.
“Noi non vogliamo più  false promesse - è il pensiero di Santin - o il contentino dalla politica. Vogliamo che le nostre imprese crescano, vogliamo creare innovazione, qualità, competitività, forza lavoro, solo così avremo un grande Paese. Gli imprenditori non vogliono licenziare ma desiderano poter assumere. Chi si candida alle prossime elezioni regionali non deve farlo per un lauto vitalizio, per vari privilegi o per poter cambiare le gomme della macchina a spese nostre, ma per il bene della Regione e il rilancio dell’economia”.
“Un altro flagello, se non cambia la situazione – è l’amara riflessione finale della vicepresidente Ascom – arriverà a luglio con l’aumento dell’Iva di un punto percentuale che sarà a totale carico del cittadino. Ciò comporterà una ulteriore  diminuzione dei consumi del 0,9% (2013) e pari a meno a 2 miliardi nel 2014. Di questo aumento dei prezzi sarà ancora colpa delle imprese? Diciamo basta a questa realtà che stiamo vivendo oggi, vogliamo risvegliarci da domani con una situazione nuova e diversa: meno tasse, meno burocrazia, più trasparenza, più soldi alle imprese e ai cittadini”.
Vicinanza alla protesta dei commercianti è giunta dal presidente di Unindustria, Michelangelo Agrusti, dal sindacato, con Mauro Agricola della Uil, e da Idilia Pajer, presidente dell’associazione antiusura.
Toccanti, infine, le testimonianze, di quattro commercianti e imprenditori: Tiziana Favero (albergatrice), Enrico Focone (esercente pubblico), Maurizio Fioretti (commerciante abbigliamento) e Mauro Cipolat Mis (commerciante ferramenta), al grido di “scenderemo coi forconi, se non ci lascerete pedalare la bici!”.