Open Factory 2016

Open Factory è il più importante opening di cultura industriale e manifatturiera delle Venezie: un’iniziativa che punta ad aprire al grande pubblico un centinaio di imprese del territorio delle Venezie, per raccontarne la storia, svelarne i segreti e costruire una vetrina per raccontare le capacità manifatturiere italiane e delle Venezie.

Si individueranno alcune categorie – agroalimentare, mobile-arredo, moda e accessori, automazione e robotica, nuove tecnologie, … – che porteranno alla creazione di altrettanti percorsi tematici di visita e “scoperta” del territorio e del tessuto imprenditoriale delle Venezie. Un’attività di valorizzazione di siti manifatturieri, di distretti e filiere ad elevata qualità e rilevanza destinata a proseguire dopo la conclusione dell’iniziativa e a strutturarsi in un’attività costante di promozione del turismo manifatturiero, anche attraverso un catalogo: oltre a favorire il coinvolgimento della popolazione residente, i destinatari di questa attività saranno i turisti interessati a scoprire, attraverso percorsi esperienziali, aspetti meno noti del Nordest, ma non certo meno interessanti.” ( open-factory.it)

il sito ufficiale per ogni informazione:  www.open-factory.it

Impresa e innovazione: un ponte tra FVG, Veneto e Austria

“Networking for future: strumenti di collaborazione per lo sviluppo delle imprese innovative”. E’ questo l’evento che ha chiuso ufficialmente il progetto transfrontalieroInco-Net, promosso da Friuli Innovazione assieme all’Agenzia per lo Sviluppo della Carinzia di Klagenfurt e la Fondazione la Fornace dell’Innovazione di Asolo. Co-finanziato dal programma europeo “Interreg Italia-Austria”, il progetto ha proposto numerose iniziative per mettere in contatto imprese e start-up innovative, Parchi Scientifici, ricercatori e studenti di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Carinzia. Al centro l’importanza del saper comunicare come ci spiega il responsabile della comunicazione per il progetto, Ramòn Miklus di Friuli Innovazione.

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Fotografia da Bruxelles

Le imprese italiane sono troppo piccole, incapaci di crescere ed innovare, troppo specializzate negli stessi settori a bassa tecnologia e in cui operano le economie emergenti (ben più competitive)“. A scriverlo, in un recente rapporto sugli squilibri macroeconomici, è la Commissione Europea.

Si tratta di una delle definizioni purtroppo più lucide del risultato di vent’anni di zero politica industriale in Italia. Vent’anni in cui si sono anche sviluppate centinaia e migliaia di imprese straordinarie, contro tutto e contro tutti (questo non dimentichiamolo, di storie ce ne sarebbero da raccontare…) – ma il sistema-Paese, preso nel suo insieme, scivolava nella “Serie B” mondiale descritta da Bruxelles.
La performance delle esportazioni italiane, prosegue il rapporto, “continua a soffrire a causa di un modello di specializzazione dei prodotti non favorevole, e della limitata capacità delle imprese di crescere” nelle proprie dimensioni.
Prosegue il rapporto: “la predominanza di micro e piccole imprese mette in luce le difficoltà delle aziende italiane di crescere e diventare attori internazionali, in ragione delle barriere istituzionali e normative, delle caratteristiche strutturali delle imprese e di un ambiente “non-business friendly”. Questi fattori limitano il flusso di investimenti stranieri diretti, impedendo all’Italia di trarne vantaggio, attraverso il trasferimento di capitali e di conoscenza, un aumento del coinvolgimento nel commercio mondiale e l’impulso per un ambiente imprenditoriale più competitivo e un management delle società più moderno“.

E si riflette, direttamente o indirettamente:

-in chiusure record delle imprese a nei primi tre mesi del 2013 (+13% rispetto al 2012);
-in buste paga ferme a Gennaio (dato Istat);
-in sei milioni di persone di fatto fuori dal mercato del lavoro, in un Paese che ne conta 60 milioni: quasi tre milioni di inattivi, insieme a due milioni e 744mila inattivi;
-e se gli indicatori dicono qualcosa, persino la Lombardia, un tempo “isola felice” e ricca d’Italia, in soli tre mesi ha perso altri 50mila impieghi. Secondo “La Repubblica”, licenziano Fnac, Darty, Carrefour, Manpower, Upim, Panasonic, Nestlè, Nokia, persino alcuni tra i più prestigiosi hotel di Milano.

Qualche rondine non fa primavera (imprenditori controcorrente che hanno investito in imprese innovative e ad elevato capitale umano). Opinioni?!

IMU – tutto ciò che non è PRIMA CASA: Impresa?!

E’ stata data la facoltà ai Sindaci di aumentare l’aliquota massima fino al 10,6%. Se lo faranno, le attività economiche pagheranno il +39,5% in più rispetto all’eventuale applicazione dell’aliquota ordinaria (7,6%).

Dalla CGIA di Mestre ricordano che la legge istitutiva dell’IMU prevede che il gettito sulla prima casa non porterà nessun vantaggio economico nelle casse comunali, mentre dalle seconde/terze case e dalle attività economiche i Sindaci incasseranno il 50% del gettito. A fronte di questa novità introdotta nel chiarimento redatto dal Dipartimento delle Finanze, molti primi cittadini potrebbero essere tentati, viste le difficoltà economiche, ad applicare l’aliquota massima. Con l’applicazione dell’aliquota massima, un laboratorio artigiano si troverà a pagare un importo medio nazionale pari a 801 euro l’anno, un negozio 1.017 euro, un ufficio 2.047 euro, un capannone industriale 3.844 euro ed un albergo ben 11.722 euro. Rispetto all’eventuale applicazione dell’aliquota ordinaria (7,6‰), tutte queste attività verranno a pagare il +39,5% in più.

I Sindaci ricoprono un ruolo molto importante, dalle loro scelte ci saranno notevoli impatti economici non solo vs i cittadini ma anche vs le imprese (specialmente quelle di piccole dimensioni). 

Particolarità: Nonostante a fini del pagamento IMU (così come avveniva per l’ICI), il governo ha equiparato l’inagibilità all’inabitabilità di un fabbricato, non si tratta di sinonimi.
INAGIBILE è un fabbricato con carenze strutturali, mentre INABITABILI sono quegli immobili che, pur essendo staticamente idonei, sono privi di caratteristiche che li rendono, appunto, abitabili (come ad esempio la mancanza di acqua corrente o di vetri alle finestre).

Ad un fabbricato che sia inagibile o inabitabile l’IMU si calcola partendo dal 50% della base imponibile. Se un immobile inagibile o inabitabile è comunque utilizzato (e ciò si desume dai consumi di acqua e luce) l’IMU si calcola con l’intera base imponibile. è quindi necessario, per otterene l’abbattimento della base imponibile, che l’immobile sia di fatto non utilizzato. La negligenza della manutenzione non è una condizione sufficiente per ottenere la riduzione dell’imposta. un caso a parte sono gli immobili collabenti, ovvero quelli privi di impianti, sevizi o infissi, che costituiscono poco più di un rudere. ad essi infatti non si applica nessuna imposta.
PS: Per ottenere la dichiarazione di inagibilità o inabilità è necessaria una documentazione dell’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario. In alternativa si può presentare una dichiarazione sostituitiva.