PEBA – prima fase

http://www.associazionelucacoscioni.it/sites/default/files/styles/large/public/immagini/barriere-architettoniche_2.png?itok=KcsJ7EAU

Si è conclusa dopo un mese e mezzo di sopralluoghi e raccolta di dati ed informazioni, la
prima fase del piano di accessibilità che l’Amministrazione Comunale sta predisponendo
con il supporto tecnico dell’area welfare di comunità dell’Ass. 5 Bassa Friulana.
Un percorso partecipato, iniziato subito dopo la pausa estiva che ha visti coinvolti numerosi soggetti della comunità liventina, a partire dall’Ambito socio-sanitario, con il supporto del responsabile Roberto Orlich, l’Ass. 6 con la collaborazione di Lisa Gollino, l’Auser, il Forum Famiglia con Antonella D’Orazio, il gruppo Pedibus con Anna Da Dalt, Stefano Bottecchia e De Piero Giovanni per l’Associazione Paraplegici e tetraplegici del Friuli Venezia Giulia, i ragazzi del Consiglio Comunale dei ragazzi e delle ragazze, oltre ai tecnici comunali coinvolti all’iniziativa. In questa prima fase di analisi, sono state monitorate alcuni parti di città che dal gruppo di lavoro sono state ritenute prioritarie, vista la presenza di scuole, struttura ospedaliera, edifici comunali, poste, parcheggi e fermate di autobus extraurbani.
L’attenzione e stata rivolta all’esame delle criticità riscontrate durante i sopralluoghi e rappresentate dalle barriere architettoniche, dalla mancanza di segnali stradali o indicazioni, dalla presenza o meno di elementi che potessero dare un certo grado di vivibilità ed inclusione, dalle condizioni fisiche evidenziate da marciapiedi, sedi stradali e quant’altro è stato oggetto di osservazione. Tutte le indicazioni raccolte sono state riassunte ed inserite in un programma informatico elaborato appositamente per questa esperienza, che vorrei ricorda è stata una esperienza pilota unica in regione, con l’obiettivo di testare un programma con l’obiettivo di dare supporto a progettisti e tecnici pubblici per valutare gli aspetti dell’accessibilità, di edifici o spazi aperti, sia pubblici che privati.
I risultati di questa esperienza saranno portati a conoscenza della Commissione Urbanistica in una prossima seduta, subito dopo le vacanze di Natale, con l’intento di condividere poi con l’intero Consiglio Comunale le fasi successive del progetto “Sacile città accessibile, inclusiva, intelligente, che sono quelle relative alla progettazione e realizzazione delle opere necessarie per garantire l’accessibilità e l’inclusione per tutti.
Certamente un progetto importante quanto mai necessario, che non si coniuga per forza solamente con l’impiego d’ingenti somme di denaro e che a mio avviso, seguendo più fasi,
dovrà vedere coinvolto tutto il territorio comunale.

 

San Liberale diventa bersaglio di writer armati di pennarelli

Dal Messaggero Veneto di Lunedì 18 novembre 2013

SACILE Muri e panchine nel mirino di balordi armati di spray e pennarelli: si sfogano imbrattando quelli del tempio di San Liberale, quelli delle scuole e le superfici della stazione impresenziata di via Stadio. I writer scambiano edifici pubblici, muretti, arredo urbano e piloni per lavagna. Imbrattono con epiteti, sfoghi, slang, e l’ultimo atto è quello di abbandonare rifiuti e cartacce.
Bottiglie vuote, cicche e cartacce a terra, intorno alla piattaforma che abbraccia la chiesa del Santo Liberale che contende la hit devozionale a San Nicolò, a Sacile. Slogan in lingua, graffiti sconci e l’assalto ai muri della città si compie con gli inni nostalgici del Ventennio, croci uncinate (vicino all’Ipsia Della Valentina) oppure falce e martello.
«Intorno a San Liberale passano tanti studenti che aspettano il pullman – dicono alcuni bidelli delle scuole di viale Zancanaro –. Sotto la pensilina del bus e sulla scalinata del tempio: qualcuno sgarra e imbratta o lascia ricordini poco civili». L’attacco con spray, coltellini per l’incisione e penne a San Liberale, va avanti da anni. La spinta a lasciare una mano di colore si trova anche nella stazione (ormai ex, dopo lo stop alla tratta Sacile-Gemona): colori indelebili su colonne, panchine e cartelli. Come in viale Zancanaro (nei muri della parte esterna dell’Ipsia, su alcune pareti del liceo Pujati) e in via Stadio sono opere a basso tasso di creatività. Edifici e scuole indifesi, con costi per gli enti locali che passano una mano di bianco: spesi 300 euro per pochi metri quadri. (c.b.)

Posa prima pietra della nuova scuola materna e nido integrato a Cavolano

Dal Messaggero Veneto di Giovedì 4 Aprile 2013

SACILE A Cavolano verrà posata oggi la prima pietra della nuova scuola materna e del nido integrato. La cerimonia prenderà il via alle 10 con la celebrazione della messa da parte del parroco, don Andrea Pierdonà, e proseguirà nell’area del prossimo cantiere dislocata di fronte alla scuola attuale che, intitolata a San Giovanni Bosco, è gestita dalla parrocchia di Cavolano L’area su cui sorgerà la nuova struttura parrocchiale è stata donata dalla famiglia di imprenditori Tomasella per ricordare la nipotina Giovanna. A supporto della parrocchia è intervenuta la Regione che ha finanziato l’opera con un contributo ventennale in conto interessi che copre, unitamente ai proventi dell’alienazione dell’immobile che ospitata attualmente scuola e nido integrato “San Giovanni Bosco”, l’intero costo dei lavori stimato in 1,8 milioni di euro. (m.mo.)

Giornata FAI di Primavera (23-24 Marzo) per far conoscere e riscoprire l’Italia

Nella convinzione che investire in cultura significhi non solo salvare il nostro passato e la nostra identità, ma anche produrre ricchezza con ricadute positive per l’occupazione e sul reddito.
Sito di riferimento a livello nazionale
Sito di riferimento a livello regionale

L’Italia possiede ricchezze inesauribili: la cultura, l’arte e il paesaggio.
Solo considerando i siti Unesco censiti in Italia, emerge che il nostro Paese detiene il più alto numero di siti al mondo, risultando il più visitato. Infatti su 936 siti presenti in 153 paesi, ben 47 sono in Italia. Se consideriamo il patrimonio non censito, opere d’arte, musei, monumenti, luoghi naturali, borghi e patrimonio enogastronomico è facile capire come si sia diffusa l’idea che l’Italia detenga il 70% del patrimonio culturale mondiale. A fronte di ciò, queste ricchezze appaiono poco e mal utilizzate. Per capire l’anomalia della gestione del nostro patrimonio è utile considerare che ad es. l’Accademia delle Belle Arti di Venezia abbia piani chiusi al pubblico per mancanza di personale e crepe sui muri e si paghi 10 euro per il Colosseo a dispetto di 20 euro della London Eye di Londra. A ciò si aggiunge la quasi totale assenza di attrattive collaterali. Il patrimonio culturale presenta un’enorme potenzialità economica, turistica e occupazionale. Si potrebbero attuare alcuni interventi tra cui: -       Accesso al mondo della cultura/turismo ai giovani. Occorrono nuovi concorsi e il varo di una nuova generazione che sappia coniugare cultura della conservazione con gestione economica, tutela dei beni con loro messa a reddito, dando nuova vitalità a un’attività percepita solo come interdittoria.
-       Investimento sul turismo mettendo a sistema le attrazioni e collegandole con chi offre ospitalità, ristorazione, servizi di guida, piuttosto che con l’agroalimentare, rendendo accessibile la rete e non il singolo monumento.
-       Restauro/valorizzazione del pubblico con il privato.
-       Finanziamento dei Beni culturali con i Beni culturali. Attualmente tutti gli introiti (dagli ingressi ai diritti di copyright sulle immagini del nostro patrimonio) vengono versati al Ministero delle Finanze e solo in minima parte riutilizzati per la cultura
-       Valorizzazione dell’esistente invisibile. Tutti i musei italiani hanno depositi ricchissimi di materiali storici e artistici. E’ mancata finora la volontà di valorizzare questo giacimento.

Siamo in una situazione di paralisi e sotto “tagli”. Nuove idee e valorizzare il passato per il futuro può essere una nuova via da seguire e perseguire.